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Tradizioni e Folklore

 
Lo Stemma: 

Fondato in punta. Su sfondo striato di rosso e d'argento rappresenta un albero d'ulivo. Sopra, una corona. Sotto, un ramo di quercia e uno d'ulivo tenuti insieme da un nastro rosso.



Il Gonfalone: 

Drappo partito di bianco e di rosso riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in argento "Comune di Maierato". Le parti in metallo e i cordoni sono argentati. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.



Le Tradizioni: 

Il matrimonio
In passato i matrimoni erano dei veri e propri contratti stipulati tra i genitori degli sposi che prima di acconsentire all'unione, seguivano un rigido cerimoniale Prima di decidere la data delle nozze essi si incontravano per discutere della dote. Qualche giorno più tardi i genitori dello sposo, insieme ad altri parenti, andavano a casa della ragazza per chiederne la mano e offrirle i consueti doni (anelli, collane, spille, ecc.). I genitori della fanciulla, quindi, mandavano a casa dei consuoceri il cosiddetto (pittace). Era un elenco scritto in cui erano indicati i beni dotali che la sposa avrebbe portato al momento del matrimonio. Solo alla fine di questo rituale lo sposo poteva conoscere la sua futura moglie.



L'abito tipico: 

In passato le donne maieratane indossavano un abito composto da numerosi indumenti: il dubbrettu era una gonna di tela molto larga (solitamente blu) che si allacciava in vita e che veniva alzata sul davanti e annodata dietro la schiena per ottenere una sacca detta coda; lu juppuni era una camicetta di cotone spesso arricciata al collo e alle maniche; lo spinzero era una camicetta senza maniche legata dietro le spalle; le maniche coprivano soltanto le braccia e si allacciavano allo spinzero seguendo il giro manica; il faddale era un grande fazzoletto in cotone o seta legato sul davanti; in testa, infine, si indossavano o la tuvagghjia (striscia di seta bianca o nera) o il vancale (di lino, cotone o lana). L'abito maschile, invece, era molto più semplice. Gli uomini indossavano pantaloni di fustagno o velluto sui quali portavano una giacca dello stesso tessuto con tasche interne ed esterne molto capienti.



I Proverbi: 

 

L'annata fa lu ranu e la terra havi l'onuri
L'annata fa il grano e la terra si prende il merito

Si marzu no marzija, lu massaru no palija
Se marzo non fa il pazzo il contadino non può ventilare il grano con la pala (non ci sarà un buon raccolto)

 

 
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