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"Le
origini di Maierato si ricollegano all'antica città di
Crissa fondata dai Greci nel VIII secolo a. C. sulla riva
sinistra del fiume Angitola, nelle vicinanze di Hipponion
(l'attuale Vibo Valentia). Durante la dominazione romana il
centro acquistò una notevole importanza. Nel II secolo,
infatti, divenne una mansio (stazione) dell'importante via
Popilia che partendo dalla via Appia (nei pressi di Capua,
Campania) arrivava a Reggio Calabria. Lungo questa arteria,
a traffico elevato, si spostavano gli eserciti romani. Per
questa ragione Crissa diventò un centro di grande
importanza strategica. Dopo la disgregazione dell'impero
romano (476 d. C.) la città fu sottomessa dai Bizantini che
se da un lato aumentarono le tasse, dall'altro diffusero la
cultura greca dopo circa sette secoli di latinizzazione. In
questi anni, inoltre, diedero un forte impulso all'economia
che consentì un consistente aumento della popolazione.
Attorno a Crissa, quindi, sorsero numerosi casali tra i
quali Carthopoli, Santo Foca, Cloponi, Staradi e Pimene. Ma
questo florido periodo non durò a lungo. Dopo una breve
parentesi longobarda, infatti, gran parte dei territori
calabresi furono occupati dai Saraceni. Anche Crissa, dopo
un lungo assedio, cadde in mano agli invasori. La tradizione
orale vuole che i Musulmani abbiano intorbidito la rete
idrica con sostanze velenose riducendo la popolazione al
completo asservimento. Si dice anche che la città sia stata
liberata dal generale bizantino Niceforo Foca, mandato
dall'imperatore Basilio I per combattere i Saraceni. Da quel
momento il nome del centro mutò in Rocca Niceforo. Nel 950
fu assalita una seconda volta dai Saraceni che la
distrussero quasi completamente. Con l'arrivo di Ruggero il
Normanno nell'XI secolo fu munita di un castello (1058) dal
quale si dominava il golfo di S. Eufemia e l'entroterra fino
all'appennino delle Serre. La rivolta dei Siciliani durante
la guerra del Vespro (1282) segnò l'inizio degli scontri
dinastici fra Angioini e Aragonesi. Alla fine di questa
lotta (con la pace di Cartabellotta, 1302) Rocca Niceforo
risultava feudo dell'ammiraglio Ruggero di Lauria. Otto anni
dopo (1310) passò al primo figlio Carlo e nel 1313
all'altro figlio Berengario. Successivamente appartenne al
conte Arrigo Sanseverino di Marsico, al capitano Antonucio
di Camponeschi di Aquila (1420), a Giovanni Caracciolo
(1432) alla famiglia Ruffo di Montalto e, infine, ai
Sanseverino di Bisignano. Il Cinquecento fu segnato dalle
invasioni turche. In molti centri calabresi la popolazione
fu costretta a costruire e potenziare le fortificazioni. Gli
abitanti di Rocca Niceforo dovettero contribuire
all'ampliamento della torre angioina di Pizzo Calabro che
rientrava nel loro territorio. Il lungo impiego di
manodopera e animali ridusse in miseria la popolazione che
il 25 aprile 1492 spedì una supplica al sovrano
chiedendogli di essere affrancata dal prestare ulteriori
servigi. Il 27 marzo 1638 un terribile terremoto si abbatté
sulla Calabria. In alcuni documenti dell'epoca si legge che
a Rocca Niceforo (anche detta Rocca Angitola) furono
danneggiate trentatré case e la parte superiore del
castello. Si registrò anche un morto. A questa catastrofe
il 5 novembre 1659 seguì un altro terremoto che provocò
danni a otto case e alla chiesa di Santa Maria la Cattolica.
Tra il 1702 e il 1717 si verificò un particolare
"scambio di consegne" tra Rocca Angitola e il suo
casale Maierato. Quest'ultimo, infatti, fu elevato a
capoluogo e Rocca divenne suo casale. La definitiva
decadenza della città ebbe inizio verso la fine del XVIII
secolo quando dalle acque stagnanti del fiume Angitola si
propagò il morbo della malaria. Nel corso degli anni le
vittime furono numerose. La popolazione fu dimezzata e i
superstiti rimasti abbandonarono definitivamente Rocca
Angitola e si rifugiarono nei più salubri centri di Pizzo e
Maierato."
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